L’impegno di Quagliotti al Congresso nazionale Slow Fiber.

Slow Fiber celebra a Torino il suo terzo anniversario con il Primo Congresso nazionale del
Tessile Sostenibile, un appuntamento che riunisce esperti e imprese per costruire insieme un
futuro del tessile fondato su valori condivisi: buono, sano, pulito, giusto e durevole.
Nata nel 2022 dall’incontro tra Slow Food e sedici aziende della filiera tessile italiana, la rete
Slow Fiber conta oggi 29 imprese tra moda e arredamento, oltre 6800 addetti e un giro d’affari
complessivo di 1,2 miliardi di euro, unite dall’obiettivo di promuovere una filiera trasparente, etica
e rigenerativa.
Tra le aziende fondatrici, Quagliotti rappresenta un esempio concreto di come la qualità e la
responsabilità possano convivere in un modello produttivo che resiste nel tempo. Fondata nel
1933 a Chieri, nel cuore del distretto tessile piemontese, l’azienda ha costruito la propria identità
su un principio semplice e ambizioso: fare bene le cose perché durino, nel rispetto delle persone
e dell’ambiente.
Ad aprire i lavori, Carlo Petrini, Presidente di Slow Food, che ha sottolineato come trasferire i
principi del “buono, pulito e giusto” dal cibo al tessile sia “quanto di più naturale si possa fare, se si
ha a cuore la sostenibilità delle attività umane e il futuro del Pianeta”.
A seguire, Dario Casalini, ideatore e Presidente di Slow Fiber, ha presentato la Rete e i suoi
obiettivi.

Due tavole rotonde – dedicate ai temi “Il sano, il giusto, il pulito” e “Il buono e il durevole” –
hanno affrontato la necessità di una transizione profonda del sistema moda, capace di coniugare
innovazione e responsabilità, creatività e trasparenza, etica e bellezza.
In questo contesto, Eleonora Peretti, project manager di Quagliotti, che rappresenta la quarta
generazione dell’azienda, ha portato la testimonianza di un’impresa familiare che da oltre
novant’anni intreccia saper fare artigianale, cura dei dettagli, responsabilità ed etica, ponendo
al centro la durabilità come atto culturale prima ancora che produttivo:
“Nel tessile casa, come in ogni ambito produttivo, credo che oggi la vera sfida sia culturale: serve
educare il consumatore a riconoscere il valore di ciò che dura, a capire cosa c’è davvero dietro un
prodotto. In Quagliotti l’education è parte integrante del nostro lavoro, perché la consapevolezza
nasce solo se si condivide conoscenza. Per questo porto spesso questi temi nelle scuole insieme
a Dario Casalini: incontrare i ragazzi e vedere quanto siano sensibili e curiosi rispetto alla
sostenibilità ci dà fiducia nel futuro.
La moda e il tessile hanno una grande responsabilità nel comunicare etica e verità: il mondo del
food ci ha insegnato molto in questo senso. Anche noi dobbiamo aiutare il cliente finale a non
lasciarsi accecare dalle grandi pubblicità dei colossi, ma a riconoscere la differenza tra chi produce
davvero con rispetto e chi solo lo racconta”
Per Quagliotti, Slow Fiber non è solo una scelta etica, ma la naturale evoluzione di una visione
d’impresa che considera la bellezza un valore sostenibile. Tessere in Italia, garantire dignità e
continuità ai lavoratori, preservare competenze radicate nel territorio e ridurre l’impatto ambientale
dei processi sono le fondamenta di un modo diverso di produrre e consumare.
Perché la vera sostenibilità – come insegna Slow Fiber – non è nella velocità del
cambiamento, ma nella qualità che resiste.
 
Un po’ di numeri sull’impatto del settore tessile (Fonti: ONU, Parlamento Europeo, Ellen
MacArthur Foundation, McKinsey, European Environment Agency, libro “Vestire buono, pulito e
giusto” di Slow Food Editore):

  • Il settore moda è responsabile del 10% delle emissioni globali di CO₂.
  • Consuma il 20% dell’acqua complessivamente utilizzata nel mondo.
  • Si stima che ogni anno vengano prodotti oltre 100 miliardi di capi: il 30% resta
    invenduto.
  • Produce annualmente oltre 2 miliardi di tonnellate di rifiuti tessili, di cui l’87% finisce
    in discariche o inceneritori, sottolineando un problema enorme di spreco e inquinamento.
  • Meno dell’1% dei tessuti viene realmente riciclato in nuovi indumenti.
  • Ogni anno, nel mondo, tra 200mila e 500mila tonnellate di microplastiche provenienti
    dai tessuti entrano nell’ambiente marino
  • Entro il 2030, la domanda di abbigliamento aumenterà del 63% rispetto ai livelli del 2015
    e si passerà dai 62 milioni di tonnellate a oltre 100 milioni di tonnellate di vestiti
    “consumati” annualmente
  • Si stima che ogni anno l’industria tessile globale consumi circa 93 miliardi di metri cubi
    d’acqua. 
  • Produce oltre 92 milioni di tonnellate di rifiuti solidi all’anno, tra cui le microplastiche
    rilasciate a ogni lavaggio dagli indumenti in fibra sintetica 
  • Il tempo medio di utilizzo di un capo è diminuito di circa il 36% negli ultimi 20 anni, con una
    media di solo 7-8 utilizzi per capo, incidendo negativamente sulla sostenibilità
    complessiva del settore.
  • I prodotti tessili consumati nell’UE hanno generato emissioni di gas serra pari a circa 121
    milioni di tonnellate.


www.quagliotti1933.it

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