Aldo Farinola è la dimostrazione che non esiste un’età giusta per reinventarsi. Dopo una profonda trasformazione fisica e personale, a oltre 60 anni ha conquistato passerelle, social e pubblico, diventando un volto riconoscibile anche nel mondo della moda. Ma dietro gli abiti, l’ironia e la notorietà resta un uomo che rivendica con orgoglio la propria autenticità: «È cambiata la mia vita, ma non sono cambiato io». In questa intervista racconta il rapporto con il proprio corpo e con lo stile, la libertà di essere visibile senza lasciarsi definire dall’età, il valore delle amicizie e dell’aiuto agli altri, fino agli aspetti più profondi della sua storia personale. Un racconto sincero di cambiamento, dolore, amore e rinascita.
Aldo, oggi sei conosciuto come modello, come uomo dallo stile riconoscibile e dal carattere forte. Ma se togliessimo gli abiti, le passerelle, le telecamere e i social network: chi è davvero Aldo Farinola?
È cambiata la mia vita, ma non sono cambiato io. Sono rimasto l’Aldo Farinola di prima. La notorietà, le passerelle e questo nuovo percorso non hanno cambiato la persona che sono. Ed è forse proprio questa la cosa più bella che mi contraddistingue: è cambiata la mia vita, ma non io.
Per molti anni hai lavorato in un settore completamente diverso e la carriera da modello è entrata nella tua vita dopo i 60 anni. Che cosa è rimasto dell’Aldo di prima e che cosa, invece, hai lasciato definitivamente alle spalle?
Ho lasciato definitivamente alle spalle l’obesità. Lo dico apertamente: allora passavo quasi inosservato, mentre oggi la mia vita e il mio aspetto sono cambiati radicalmente. Ma dentro sono rimasto l’Aldo di prima. Continuo a giocare a carte con gli amici di sempre, a incontrarli al bar, a vivere le amicizie che avevo prima della notorietà. Non ho bisogno di sentirmi diverso dagli altri solo perché oggi la gente mi riconosce.
Nella tua vita hai vissuto una trasformazione fisica radicale, passando da circa 160 a 80 chili. Che cosa è cambiato di più: il tuo corpo o il modo in cui vedevi te stesso?
Oggi mi piaccio. E so di piacere. Non ha senso nascondermi, soprattutto in un’intervista: per me è importante dire la verità. La trasformazione non ha cambiato soltanto il mio corpo, ha cambiato anche il modo in cui mi vedo. Oggi mi piaccio. E so di piacere. Per qualcuno può sembrare una frase semplice, ma per me, dopo tutto il percorso che ho fatto, è un grande risultato.
Molti uomini, superati i 60 anni, tendono a diventare meno visibili. Tu hai fatto esattamente il contrario: hai scelto le telecamere e la passerella. Da dove nasce questa libertà di non voler corrispondere alle aspettative legate alla tua età?
Questa libertà è nata davanti allo specchio. A un certo punto mi sono guardato e mi sono piaciuto. Non ho motivo di nasconderlo. Poi ho cominciato a vedere anche lo sguardo degli altri: le persone che mi osservavano, i messaggi che ricevevo. Ho capito che potevo permettermi di essere visibile, senza chiedermi se fosse “giusto” o “sbagliato” alla mia età. Per me è stato motivo di grande orgoglio e soddisfazione.
Nel mondo della moda ci sono moltissimi modelli giovani, belli e professionali. Qual è, secondo te, il vantaggio di un modello della tua età rispetto a uno di 25 anni? E che cosa puoi offrire oggi a un brand che la giovinezza, da sola, non può offrire?
Dimostro che può avere carattere, forza e stile…
I giovani sono belli da vedere, soprattutto nel mondo della moda, e ho il massimo rispetto per loro. Ma credo che oggi ci sia spazio anche per noi modelli over.
Sto lavorando con brand che per anni hanno proposto determinati capi soprattutto a un pubblico giovane e che oggi vogliono capire come quegli stessi capi possano parlare anche a una generazione più adulta. Più di una volta hanno scelto me proprio per questo.
In poche parole: prendo un capo pensato per un giovane e dimostro che può avere carattere, forza e stile anche indossato da un uomo della mia età. Essere scelto per rappresentare questa possibilità, per me, è una grandissima soddisfazione.
ll tuo stile difficilmente può essere definito classico: sei tu stesso a creare abbinamenti, dettagli e look. Quando scegli come vestirti, pensi prima a ciò che è di moda oppure immagini una storia e solo dopo costruisci l’outfit?
Apro l’armadio, scelgo quello che mi piace e lo indosso.Devo piacere a me, non devo piacere alla gente.
Questa è una risposta che ho dato anche in una televisione nazionale: a casa mia praticamente non esistono specchi. Ne ho uno in bagno, giusto per pettinarmi.
Apro l’armadio, scelgo quello che mi piace e lo indosso. Non sono mai stato ossessionato dagli abbinamenti dei colori. Certo, bisogna avere equilibrio: non devi sembrare un clown. Ma se cominci a guardarti continuamente allo specchio, non finisci più.
Io devo piacere prima di tutto a me stesso, non vestirmi per piacere alla gente. Questo, secondo me, è il punto.
Dove finisce l’essere semplicemente “ben vestiti” e dove comincia il vero stile? Secondo te, lo stile si può comprare insieme a un abito costoso?
Non è il prezzo a dare valore a un look. Devi saperlo portare. Basta saperlo portare.
Per me il vero stile non ha niente a che vedere con il prezzo di un capo. Al mio primo anno al Pitti ho ottenuto milioni di visualizzazioni indossando un capo comprato in un mercatino.
Non credo che servano outfit da mille o duemila euro per avere stile. La differenza la fa il modo in cui sai portare ciò che indossi. E di questo, sì, vado orgoglioso.
Con un capo comprato in un mercatino ho raggiunto 3.276.000 visualizzazioni su un’importante pagina russa. Per me questa è la dimostrazione più semplice: non è il prezzo a dare valore a un look. Devi saperlo portare.
Quando una persona diventa riconoscibile, inevitabilmente compaiono persone che iniziano a riprenderne gli abiti, le fotografie o il modo di presentarsi. È successo anche a te. Ti infastidisce essere copiato oppure lo consideri il segnale che sei diventato tu stesso una fonte d’ispirazione?
Se qualcuno mi copia, significa che il mio stile gli è piaciuto. Se il mio stile viene copiato, significa che continua a vivere oltre me.
Non mi infastidisce affatto essere copiato. Oltre a essere un modello, sono anche un influencer: se qualcuno riprende un mio look significa che quello stile gli è piaciuto.
A volte vedo persone che mi copiano e quasi si nascondono, forse perché pensano che potrei rimproverarle. Ma è esattamente il contrario. Non c’è bisogno di nascondersi. Se hai preso ispirazione da qualcosa che ho indossato, fammelo vedere.
Per me significa che il mio stile è arrivato a qualcuno. E se viene ripreso, vuol dire che la mia immagine continua a camminare anche oltre me.
I tuoi social non attirano l’attenzione soltanto per le fotografie. Le persone leggono ciò che scrivi, aspettano i tuoi commenti e conoscono bene la tua ironia e il tuo sarcasmo. Quanto assomiglia l’Aldo dei social all’Aldo della vita reale?
L’ironia è quello che mi ossigena. Quando rido, mi libero di qualcosa che tengo chiuso dentro. L’Aldo dei social è l’Aldo della vita reale. L’ironia mi nasce spontaneamente e, soprattutto dopo quel tragico 29 dicembre 2017, quando ho perso mio figlio, è diventata quasi il mio ossigeno.
Quando rido, sento di liberare qualcosa che tengo chiuso dentro. Per questo dico: lasciatemi ridere, lasciatemi divertire. La vita porta già con sé abbastanza tristezza.
E poi sono uno che, come si dice, non ha peli sulla lingua. Se c’è da criticare, critico. Se c’è da riconoscere il valore di qualcuno, lo faccio. Quello che vedete sui social non è un personaggio costruito: sono io.
A Foggia vieni riconosciuto per strada: le persone ti fermano, vogliono parlare con te, fotografarsi e ti dicono: “Ti conosciamo dai social”. Ricordi il momento in cui hai capito di non essere più semplicemente una persona che pubblicava sui social, ma di essere diventato un personaggio pubblico?
Essere riconosciuto è un premio per quello che stai facendo. Sono passato da 155 chili a essere riconosciuto come un uomo affascinante. Essere riconosciuto per strada è bello, non ho motivo di fingere il contrario. Per me significa che cinque anni di lavoro hanno lasciato un segno. E non succede soltanto a Foggia: la mia compagna e i miei amici sanno che vengo riconosciuto anche quando sono fuori.
Lo considero un premio per quello che sto facendo, il segnale che qualcosa è arrivato alle persone.
Sono passato da 155 chili a essere riconosciuto oggi anche come un uomo bello e affascinante. Non voglio nasconderlo: per me è un traguardo enorme.
Hai una capacità particolare di mettere in contatto le persone. Sembra che, qualunque sia la situazione, tu sappia sempre chi chiamare o con chi creare un collegamento. Come hai costruito questa rete di rapporti: è un talento naturale, curiosità verso le persone oppure una vera filosofia di vita?
La mia priorità è aiutare. L’aiuto è la chiave di un’amicizia vera. La mia priorità è aiutare. Quando posso essere utile a qualcuno, lo faccio, anche se quella stessa persona forse non farebbe altrettanto per me. Non tengo il conto.
Mi è capitato di aiutare persino persone con cui non avevo più rapporti. Non so se sia un talento o semplicemente il mio carattere: mi viene dal cuore.
Nel mio lavoro succede spesso: quando vado a una sfilata mi chiedono di portare un fotografo, di presentare una modella, di mettere in contatto delle persone. Se posso aprire una porta a qualcuno, lo faccio volentieri.
Per me aiutare è una delle chiavi di un’amicizia vera.
Dietro la tua ironia e la tua immagine pubblica molto forte, non tutti riescono a vedere anche un uomo profondamente emotivo. Che cosa può ferire davvero Aldo Farinola? E che cosa, invece, riesce a restituirti forza?
Non si può invidiare ciò che non si vede. Quando ho bisogno di forza, alzo gli occhi al cielo. Guardo il cielo, vedo lui e lui mi dà tanta forza. Quella è la mia forza.
Prima di diventare un personaggio pubblico, la cattiveria e l’invidia riuscivano a ferirmi molto. Poi il mio agente di Milano mi disse una cosa che mi è rimasta impressa: “Aldo, adesso sei un personaggio pubblico. Essere guardato significa anche essere criticato e, inevitabilmente, invidiato”.
Da allora ho cambiato prospettiva. Oggi penso che, se qualcuno mi invidia, significa prima di tutto che mi ha visto. Non si può invidiare ciò che non si vede. E per essere visto c’è dietro tanto lavoro.
Ma la mia vera forza arriva da un’altra parte. Quando ne ho bisogno, alzo gli occhi al cielo. Guardo in alto, vedo lui e sento che mi dà forza. Quella è la mia forza.
Hai parlato pubblicamente di Marvin, una delle parti più intime e dolorose della tua storia. In che modo questa perdita ha cambiato il tuo rapporto con il tempo, con le persone e con il modo in cui scegli di vivere la tua vita?
Non sfrutterei mai la morte di mio figlio per farmi pubblicità. Marvin continua a darmi forza. È come se avessi sentito la sua voce: “Papà, non piangermi. Ti farò un regalo grandissimo”.
Quando parlo di Marvin, dentro di me si riaccende la luce.
Parlo pubblicamente di Marvin, ma non per fare audience. Lo dico anche con una parola forte: non sfrutterei mai la morte di mio figlio per farmi pubblicità.
Parlo di lui perché, ogni volta che lo faccio, sento nascere dentro di me una forza. Marvin continua a darmi forza.
Sono convinto che abbia avuto un ruolo anche nella trasformazione incredibile che ha preso la mia vita. Chi avrebbe potuto dirmi che a sessant’anni sarei diventato un modello, prima a livello nazionale e poi anche internazionale?
A volte è come se avessi sentito la sua voce dirmi: “Papà, non piangermi. Ti farò un regalo grandissimo, vedrai”. E io sento che quel regalo sia stato anche questa trasformazione, questa seconda vita che non avrei mai immaginato.
Marvin per me è come una spina che dà corrente a una lampadina spenta. Quando parlo di lui, è come se inserissi quella spina: dentro di me si riaccende la luce. Ecco perché continuerò sempre a parlare di Marvin.
Nell’ultimo anno il pubblico ha iniziato a vedere accanto a te una donna con la quale partecipi a eventi e sfilate, ma della tua vita privata hai sempre parlato molto poco. Con l’età è cambiato il tuo modo di intendere l’amore e ciò che significa avere una donna accanto?
Non sto parlando della bella donna. Nei suoi occhi c’era una bontà incredibile. Mi ha portato felicità tra le mura di casa. Oggi per me lei è tutto. È riuscita a farmi fare pace con i miei figli. Una grande donna. Una grande, grande donna.
Ho conosciuto questa donna lo scorso settembre, durante la Milano Fashion Week. Ci siamo incontrati come colleghi e abbiamo sfilato insieme. Ma c’era qualcosa in lei che mi ha colpito immediatamente. E attenzione: non sto parlando soltanto della sua bellezza. Nei suoi occhi ho visto una bontà incredibile.
Con il tempo ho capito che quella sensazione non era sbagliata. È una donna che ha portato felicità dentro le mura di casa mia e nella mia famiglia.
Dopo la mia separazione, per diversi anni il rapporto con i miei figli era diventato molto difficile. Lei è riuscita ad aiutarmi a ritrovare quel rapporto. Siamo arrivati persino a trascorrere del tempo tutti insieme. Per me questo ha un valore enorme.
Oggi lei è una persona fondamentale nella mia vita. Stiamo facendo progetti importanti insieme. È una grande donna, una donna che stimo profondamente e alla quale devo molto






