Il licensing rende l’arte più accessibile e capi e accessori raccontano storie senza tempo. Per questa esclusiva rubrica ecco una nuova intervista a Elisabetta Treggiari, brand strategist e licensing advisor, managing director di IBC, società specializzata in licensing e brand strategy.
Negli ultimi anni vediamo sempre più immagini di opere d’arte sulle passerelle e negli store. Cosa sta succedendo?
La moda ha scoperto nell’arte un alleato prezioso. Grazie al licensing, capolavori che un tempo vivevano solo nei musei oggi prendono forma in abiti, accessori e capsule collection. In questo modo l’arte diventa un’esperienza da indossare, non più soltanto da contemplare.
Ci può fare qualche esempio iconico di questo incontro tra arte e moda?
Certamente. Pensiamo alle borse Louis Vuitton ispirate a Van Gogh, esplosioni di colore con i suoi celebri girasoli. O alle collezioni dedicate a Monet, che hanno portato la leggerezza delle ninfee su tessuti impalpabili. Anche Leonardo da Vinci è protagonista: dalle T-shirt con la Monna Lisa firmate Uniqlo fino a pattern e dettagli di stile che continuano a ispirare designer in tutto il mondo.
Oltre al fascino estetico, qual è il vero valore di portare l’arte nella moda tramite il licensing?
È un valore duplice. Da un lato, arricchisce i prodotti con un contenuto culturale autentico e riconoscibile. Dall’altro, offre un vantaggio strategico: permette di proporre collezioni in tutto il mondo senza il limite della notorietà del brand. L’arte è un linguaggio universale, compreso e apprezzato ovunque. E c’è un altro ulteriore punto importante: con il licensing dell’arte si sostengono le fondazioni, i musei e gli artisti stessi, perché le aziende che acquisiscono la licenza delle opere, pagano una percentuale dei loro guadagni al legittimo proprietario dell’opera.
E funziona davvero anche sul mercato globale?
Assolutamente sì. Basti pensare a Jack&Jones, che in Cina ha ottenuto un enorme successo con una linea ispirata ai disegni del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci. Oppure a Chevignon, che ha scelto l’artista neo-pop italiano Willow per una capsule dedicata al Far East: T-shirt, camicie e accessori che hanno conquistato i giovani e infiammato i social.
Quindi non si tratta solo di un esercizio di stile…
Esatto. L’incontro tra moda e arte non è solo estetico: porta con sé un valore culturale. Indossare un capo ispirato a un’opera significa portare con sé un frammento di storia e di bellezza autentica. Il licensing rende l’arte accessibile e quotidiana, trasformandola in un linguaggio che vive nei nostri guardaroba e negli oggetti di tutti i giorni.
Qual è la vera opportunità per le aziende e per i consumatori?
Per le aziende, significa distinguersi con autenticità, attingendo a un patrimonio iconico e senza tempo. Per i consumatori, vuol dire esprimere la propria personalità attraverso riferimenti culturali che vanno oltre le mode passeggere.
Se dovesse riassumere con un’immagine questo fenomeno, quale userebbe?
Direi un ponte. Queste collezioni non sono semplici prodotti: sono ponti tra cultura e beni, tra passato e futuro, tra museo e streetwear, tra tradizione e innovazione. È proprio qui che l’arte e la moda si incontrano e danno vita a qualcosa di unico.




