VITHA GROUP: IL CAPITALE UMANO È REALE LEVA DI CRESCITA

L’economia internazionale sta affrontando un momento di continuo cambiamento. L’epoca attuale dove la tecnologia, invece che aiutare, spesso viene usata per sostituire la persona, le dinamiche internazionali creano instabilità, ci sono realtà che hanno compreso quanto invece il capitale umano è il vero motore di crescita
Chi punta sulla persona, al suo benessere all’interno dell’azienda, chi crea un ambiente di lavoro ottimale, è dimostrato che incrementa il fatturato e la qualità del lavoro, proprio grazie alla motivazione del personale. La persona, la sua formazione e una serie di altri fattori sono oggi un plus per le aziende.
Per approfondire questo tema abbiamo incontrato Marco Reato, fondatore di Vitha Group, una realtà che ha davvero puntato sulla persona; nelle sue parole ci ha spiegato l’approccio di questo modo di fare impresa e del perché è premiante per chi la attua,

Signor Reato, ci parli della sua visione.

Noi di Vitha Group abbiamo scelto di mettere davvero le persone al centro.

In un mercato in cui molte aziende parlano di capitale umano, ha voluto costruito negli anni un modello in cui la persona non resta una formula, ma diventa struttura organizzativa, percorso di crescita e visione industriale. È questo il tratto distintivo del mio progetto: un’impresa che, pur partendo dalla propria attività principale nella vendita diretta, ha progressivamente trasformato il lavoro in una leva di formazione, responsabilità e mobilità sociale.

Ci dica in prima battuta di cosa vi occupate.

La società, oltre al proprio core business rappresentato dalla vendita diretta, ha sviluppato nel tempo un gruppo articolato di attività che spaziano dalla distribuzione alla produzione, con un importante stabilimento dedicato al caffè porzionato a L’Aquila, fino al mondo del caffè con The Coffy Way, all’ospitalità, tra boutique hotel e resort, al settore immobiliare e alle energie rinnovabili, sia nella produzione sia nella commercializzazione.

Ma appunto non vi limitate alla parte produttiva.

Esattamente; la cosa importante non è soltanto la diversificazione ma è il modo in cui questo sistema viene costruito. Chi entra in Vitha non trova solo un impiego, ma un percorso che comincia subito, sul campo, tra lavoro e formazione. Le Accademy interne accompagnano la crescita professionale giorno dopo giorno, trasferendo competenze commerciali, manageriali e imprenditoriali che possono portare alla gestione di team, territori, reti distributive e società del gruppo.

È qui che il modello assume un profilo particolare. Da noi convivono ventenni, trentenni, quarantenni, cinquantenni e over 60. Convivono persone con la terza media, con il diploma e con la laurea. Convivono profili entrati da poco e figure presenti da decenni. Il dato più interessante è che il punto di partenza non viene trattato come un limite definitivo, ma come l’inizio di una traiettoria che può portare chiunque molto lontano.

Quindi si punta sul potenziale della persona?

Corretto! La crescita interna non si ferma ai ruoli operativi. In molti casi conduce alla guida di team e territori, alla direzione di società del gruppo, a responsabilità nazionali e internazionali, fino all’ingresso nel Consiglio di amministrazione e, in alcuni casi, alla Vicepresidenza. A questo si aggiunge un altro elemento non secondario: ad alcuni collaboratori è stata data anche la possibilità di diventare azionisti di Vitha e soci di aziende del gruppo. In altre parole, la carriera non coincide soltanto con l’avanzamento gerarchico, ma può tradursi in una vera partecipazione imprenditoriale.

Siete all’avanguardia anche nel fattore ambiente, in una visione che vede oltre. Ce lo racconti.

Oggi è fondamentale capire che molte cose devono cambiare. Dentro questa impostazione si inserisce anche la scelta di investire una parte importante dei profitti nelle energie rinnovabili, pur non essendo questo il settore principale della società. La logica è duplice: contribuire alla produzione di energia pulita e, al tempo stesso, generare un flusso stabile di valore capace di tornare alle persone. È proprio qui che il progetto Vitha rivela uno dei suoi aspetti più originali.

Parliamo quindi di stabilità anche economica quindi?

Già oggi, persone che lavorano nel gruppo da almeno dieci anni ricevono rendite vitalizie mensili comprese tra 1.000 e 4.000 euro, come riconoscimento concreto del contributo dato alla crescita dell’azienda. Non è un bonus occasionale, ma una scelta condivisa da me insieme al Consiglio di amministrazione: trasformare una parte del valore prodotto in stabilità economica per chi quel valore ha contribuito a costruirlo. L’obiettivo, dichiarato più volte all’interno del gruppo, è che negli anni questo sistema possa allargarsi e coinvolgere un numero crescente di persone.

Guardando quindi anche all’esterno dell’azienda stessa?
Sì; lo stesso filo conduttore emerge in una delle iniziative più significative realizzate dal gruppo: la scuola costruita a Niagò, in Burkina Faso. Tutto nasce dal racconto di Issa Sinka, collaboratore di Vitha Group, che ha condiviso con l’azienda i ricordi della propria infanzia, del suo villaggio e dell’assenza di una scuola. Da lì è partito un percorso concreto: prima il terreno, poi l’ingegnere, le maestranze, i lavori, gli arredi, i banchi. Oggi quella scuola è completata e circa 200 bambini la vivono ogni giorno.

Quindi chi si interfaccia con voi, non trova solo un lavoro, ma un “progetto a 360 gradi?”

Noi puntiamo molto sulla coerenza del nostro modello: in Vitha la persona entra per cercare un lavoro, ma può trovare formazione, carriera, responsabilità, partecipazione societaria e, in alcuni casi, anche una rendita vitalizia. E, a volte, è proprio dalla storia personale di chi lavora nel gruppo che nascono progetti capaci di produrre impatto ben oltre i confini dell’azienda.

In un contesto in cui molte imprese cercano nuovi linguaggi per raccontare la sostenibilità e il valore sociale del business, Vitha Group offre un caso interessante perché tiene insieme impresa, crescita interna, redistribuzione e visione industriale dentro un’unica architettura. Ed è probabilmente questa continuità, più ancora dei numeri, a renderlo un modello che merita attenzione.

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